Sesta Udienza – Controinterrogatorio di Rocco Varacalli … gli avvocati difensori tentano di mettere in dubbio la sua attendibilità

Lunedì 26 novembre si è tenuta la sesta udienza del processo Minotauro in cui la difesa degli imputati ha potuto interrogare il testimone chiave Rocco Varacalli. Tutto il processo è stato contraddistinto da botta e risposta ferrati a cui non è possibile dare un filo logico. Gli avvocati cercano di dimostrare come Varacalli sappia che gli imputati sono affiliati, come ne è venuto a conoscenza, se parla per cognizione di causa o per sentito dire.

Varacalli ha dichiarato di essere stato “attivato” (affiliato) alla mafia nel 1994 , quando entrò a fare parte della locale di Natile di Careri. Il capo locale della locale di Torino collegata alla locale di Careri era Paolo Cufari. Varacalli dichiara che in quel momento conosceva solo 6 gradi: Capo locale, capo società, puntaiolo, mastro di giornata, picciotto di giornata.
Paolo Cufari era un operaio e vendeva arance. Varacalli dichiara che tutti gli ‘ndranghetisti compravano le arance da lui perché era un gesto simbolico per affermare la propria appartenenza alla ‘ndrangheta e il proprio rispetto verso il capo locale. Compra le arance perché Paolo Cufari glielo chiede. Varacalli non sa che prezzo avessero le arance e non sa dire se avessero un prezzo congruo perché sua moglie le comprava per lui, non sa inoltre se i soldi delle arance restano a Cufari o vanno ad altri.

A domanda Varacalli risponde che a lui non risulta che Paolo Cufari abbia mai dato ordini di commettere reati né a lui né agli altri affiliati.

Varacalli viene arrestato ed esce di galera nel 1997. All’uscita dal carcere scopre che a Torino non esiste più solamente una locale ma più locali come ad esempio la locale dei Magnis a Giaveno (i magnis sono siciliani. Varacalli dichiara: “ la ‘ndrangheta può affiliare tutti, anche i siciliani, gli americani, gli australiani…tutti”), la locale di Giuseppe Femia (Nichelino-Moncalieri), la locale di De Masi a Rivoli.

La difesa chiede a Varacalli come possa dimostrare che la locale di Rivoli fosse in mano a De Masi Giorgio e a quale Giorgio si riferisce. Varacalli risponde che gliel’hanno detto ad una festa tra ‘ndranghetisti il 20/12/2006 alla quale De Masi arriva accompagnato da due carabinieri. L’avvocato Romeo ricorda a Varacalli che in passato, durante un riconoscimento fotografico, Varacalli ha confuso Giorgio De Masi con un altro De Masi.

Cos’è il grado di santa? Varacalli spiega che il grado/la dote di santa è stato inserito nella ‘ndrangheta dalla massoneria. Vuol dire che chi ha la santa ha rapporti con la massoneria. Varacalli spiega che nel dirglielo i suoi parenti hanno violato le regole dell’ndrangheta. Per avere il grado di santa bisogna sporcarsi le mani di sangue: cioè non è necessario scalare tutti i gradi. Anche se da “picciotto” commetti un omicidio per conto della ‘ndrangheta, diventi santa. Un capo società deve avere la santa, deve essersi sporcato le mani di sangue.

A Torino esiste la provincia? Varacalli risponde che non sa se a Torino esiste.
Sei mai stato condannato per omicidio? Varacalli conferma di essere stato condannato per essere stato il mandante dell’omicidio Donà ma che lui rifiuta la condanna perché “si tratta di accuse false rivoltemi dal mio coimputato Leonardo Cotrona”.
Quante volte ha visto Giorgio De Masi? Varacalli conferma di averlo visto almeno due volte.

Come avviene la riattivazione nella ‘ndrangheta? Varacalli risponde che per per essere riattivato dopo essere stato arrestato devi portare i documenti dell’arresto, per dimostrare di non aver fatto infamità, di non aver fatto denunce. Chi è nella ‘ndrangheta non può fare denunce, è una regola. Varacalli spiega di essere stato riattivato da Paolo Cufari, capo della locale, al bar i Tre Scalini. Varacalli spiega che tra le regole degli ‘ndranghetisti c’è quella di non fare uso di stupefacenti né di vendere stupefacenti ai membri della ‘ndrangheta. Spiega inoltre di non aver rispettato questa regola perché, sebbene non l’abbia mai usata, ha procurato droga per consumo personale a Rocco Napoli (tossicodipendente) figlio di Saverio Napoli. “Saverio Napoli subentrò a Vincenzo Argirò (ndr. Agirò di professione metteva macchinette –caffè?/gioco d’azzardo?- in tutta Torino) come capo società. Lui non godeva di buona fama, ma gli permisero di accedere a quella carica perché mancavano le prove della sua infamità. Anche nella ndrangheta si fanno i processi. Se vuoi accusare qualcuno devi avere le prove”

Come ha conosciuto Patricò? “Io ero al ristorante Scacco Matto. Di solito mi venivano a trovare tanti amici. Quella zona la gestivo io. Viene Praticò con un mio cugino Salvatore Trimboli. Me lo presenta lui. Mi dice: siamo venuti a cercare una persona. Io per rispetto mi impegnai a cercarla, poi però mi arrestarono. Era il 2002 o 2003. Io sapevo che Praticò era ndranghetista dal cognato Domenico Nocera, che era detenuto con me. Praticò Benvenuto detto Domenico era santista”.

Come fa a sapere le doti degli altri affiliati se la ‘ndrangheta non lo prevede? “Ero uno che chiedeva le doti degli altri io, mi piaceva la ndrangheta. Per questo so le doti degli altri”.
Varacalli spiega inoltre che le riunioni delle locali si fanno ogni sabato sera. In quelle occasioni sono presenti “la minore” composta da picciotti e picciotti di giornata e “la maggiore”. “la minore” e “la maggiore” non si parlano tra loro. Le cariche all’interno dei due gruppi sono intercambiabili. Le informazioni tra un gruppo e l’altro passano attraverso il “Capo Giovane” che è colui che ha “la mezza”. La “mezza” è una dote che diventa una carica e chi ce l’ha diventa una specie di postino. Alle cene possono partecipare tutti ma chi è nella minore non può sapere i gradi di chi è nella maggiore.
Varacalli dichiara di aver saputo direttamente da Paolo Cufari che ci sono delle operazioni per cui non si deve chiedere il permesso alla Provincia (reggio Calabria), come ad esempio se si vuole uccidere un giudice.

Si può entrare nella ‘ndrangheta da minorenne? Si. Anche neonato. Battezzare un neonato alla ‘ndrangheta si dice “mezzo taglio di coda”
Si litiga tra ‘ndranghetisti? Si. Nel 2002 è dovuto arrivare Gresta dall’Australia per far terminare gli omicidi tra Torino e Reggio Calabria tra le famiglie Trimboli e Stefanelli.
L’interrogatorio da parte degli avvocati termina. E’ interessante notare che un avvocato dell’accusa è stato l’avvocato di Varacalli in un altro processo. Varacalli racconta come è riuscito ad avere una pena minore grazie ai consigli e alle indicazioni dell’avvocato.

Il giudice interroga Varacalli: cosa vuol dire essere nella ‘ndrangheta? Che benefici si hanno? Varacalli spiega che lui nella ‘ndrangheta ci è entrato da spacciatore e che in seguito è diventato picciotto e poi camorrista (8/11/2004). È stato nella maggiore solo pochi giorni perché poi è stato arrestato. Essere ‘ndranghetista vuole dire essere più rispettato, avere fiducia da parte degli altri ma anche avere più obblighi. Varacalli affiliato aveva possibilità di pagare la droga di meno e gli facevano credito perché sapevano che avrebbe pagato i suoi debiti. Quando Varacalli è stato arrestato non ha avuto favori dalla ‘ndrangheta perché, siccome spacciatore, aveva i soldi per pagare gli avvocati e per mantenere la famiglia. Ma nel caso di Portolesi Pietro invece Pasqualino Marando ha pagato l’avvocato e mantenuto la sua famiglia.

Il giudice chiede a Varacalli cosa si decide nelle riunioni, se si programmano azioni illecite. Varacalli risponde che le azioni illecite si programmano nella maggiore e che lui ne ha fatto parte per troppo poco tempo. Non ha mai sentito riunioni di programmazione.
Cosa vuol dire “attaccare i ferri”’? Vuol dire che uno da picciotto diventa camorrista o santa e che perciò ha fatto tutti i gradi previsti nella minore.

Ci sono prove che la ‘ndrangheta ha fatto affari a Torino? Alle olimpiadi del 2006 Varacalli dichiara che ha lavorato Agostini Ilario, contabile di Antonio Spagnolo. Aveva cantieri e trafficava droga. Con la droga pagava i dipendenti e versava gli assegni in banca (“lavavo i soldi”) … poi, per esempio – continua Varacalli –  con la droga pagava i dipendenti e in banca portava quelli puliti. Ma è un esempio perchè per me che ero picciotto è difficile portare esempi (ndr: di come entrano le imprese edili nella ‘ndrangheta).
Come si vince un appalto in modo irregolare? Non lo so.

Su queste domande si conclude l’ interrogatorio di Rocco varacalli ed il giudice rinvia tutti all’ udienza del 17 Dicembre.

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